Certificazione energetica
- 9 nov 2016
- Tempo di lettura: 6 min
La Certificazione energetica degli edifici...cosa è?
Sveliamo questo mistero, questa parola che sembra all' apparenza di difficile comprensione cosa nasconde in realtà?
La risposta è semplice ed è la seguente. Immaginate di voler suddividere in classi di efficienza gli immobili presenti nella vostra città/paese. A chi assegnereste il primo premio? All' edificio che per essere riscaldato durante l' inverno consuma meno combustibile oppure all' edificio che ne consuma di più?
Bene, credo che una persona dotata di un minimo di senno risponderebbe...all' edificio che consuma di meno. Aggiungiamo però una cosa importante alla frase precedente, vale a dire che consuma di meno, per mantenere al suo interno le condizioni di temperatura previste dalla normativa vigente. Che poi significa, 20°C in inverno, 26°C in estate. Altrimenti qualcuno potrebbe pensare che basti non accendere l' impianto per entrare in classe A!
Perchè è così importante la prestazione energetica degli edifici, al punto che quando si effettua un atto di compravendita o di locazione non si può più vendere o affittare l' immobile di proprietà se non lo si è classificato? Beh, anche qui la risposta è eloquente:
"L’energia consumata nell’edilizia residenziale per riscaldare gli ambienti e per produrre l’acqua calda ad uso sanitario rappresenta il 30% dei consumi energetici nazionali, e rappresenta il 25% delle emissioni totali nazionali di anidride carbonica, una delle cause principali dell’effetto serra e del conseguente innalzamento della temperatura del globo terrestre." (Fonte Enea).
Se il dato non provoca nessuna sorpresa in voi, allora potete anche fermarvi qui con la lettura. Se invece ha destato interesse, forse anche perchè avete a cuore il futuro vostro e dei vostri figli, continuate a leggere.
Come si assegna la classe di merito ad un edificio costruito o da progettare? Fondamentalmente, bisogna capire quanto consuma o consumerà, a quanto pare. La prima cosa da fare è sapere in quale zona climatica si trovi. Le zone climatiche in Italia sono 6 e vanno dalla A alla F, in base al numero di gradi-giorno.
Per essere più precisi, la classificazione climatica dei comuni italiani è stata introdotta dal D.P.R. n. 412 del 26 agosto 1993 in considerazione delle differenze climatiche della penisola. Per caratterizzare un Comune, si è introdotto il concetto dei gradi-giorno. Più un Comune ha un clima rigido, più sono i gradi-giorno che lo caratterizzano.
Esempio, Lampedusa si trova in zona A, Benevento in zona C, Aosta in zona E. Ovviamente, in una Provincia possono ricadere Comuni che sono caratterizzati dall' appartenenza a zone climatiche diverse. Tutto dipende dai gradi-giorno che caratterizzano quel Comune.
Ma cosa sono allora i gradi-giorno?
"Per gradi giorno di una località s'intende la somma, estesa a tutti i giorni di un periodo annuale convenzionale di riscaldamento, delle sole differenze positive giornaliere tra la temperatura dell'ambiente e la temperatura media esterna giornaliera."
Forse adesso è più chiaro perchè Aosta si trovi in zona E! In particolare, ecco qui di seguito gli intervalli numerici:
ZONA A: fino a 600 GG
ZONA B: da 601 a 900 GG
ZONA C: da 901 a 1400 GG
ZONA D: da 1401 a 2100 GG
ZONA E: da 2101 a 3000 GG
ZONA F: oltre 3001 GG
Curiosità, Sestriere è il Comune italiano più freddo, con ben 5165 GG!
Una volta stabilita la zona climatica di appartenenza, il passo successivo è quello di capire quanta energia disperdono le sue pareti, il suo pavimento, il suo tetto ed i suoi infissi, in una parola il suo involucro. L' energia dispersa è funzione dei materiali di cui sono costituiti. Banalmente, più resistenza offrono al passaggio di calore, meno energia disperde l' edificio quando viene riscaldato. E' di uso più comune parlare di trasmittanza, anzichè di resistenza. Chi vende infissi ad esempio, vi fornirà il valore della trasmittanza degli stessi, che ovviamente sarà tanto più bassa quanto più gli infissi sono ben costruiti e si oppongono al passaggio di calore.
Oltre a quanto appena detto, contribuiscono alla dispersione di calore anche la tipologia costruttiva dell' edificio/abitazione oggetto della certificazione e la relativa tipologia edilizia, nonchè un coefficiente numerico che si ottiene dal rapporto tra superficie disperdente e volume riscaldato, S/V in simboli.
Terzo ed ultimo punto, è la tipologia di riscaldamento/impianto presente all' interno dell' abitazione. Una volta appurato di quanta energia si ha bisogno per riscaldare l' involucro, bisogna appunto trasferire tale quantità di energia all' involucro. Questo è il motivo per cui vengono installate caldaie, pompe di calore elettriche o a gas, stufe etc all' interno delle abitazioni, cioè per soddisfare le esigenze di energia termica per riscaldamento e produzione di acqua calda ad uso sanitario.
Introduciamo alcuni coefficienti, al fine di comprendere meglio quest' ultimo passaggio,"Epi" ed "Epi,invol". Ebbene, si tratta rispettivamente dell' indice di prestazione energetica per la climatizzazione invernale, il nostro obiettivo di calcolo, e dello stesso indice riferito all' involucro edilizio, quindi non considerante la parte impiantistica. Questi indici sintetizzano in modo estremamente efficace la situazione. Quale è la differenza tra i due indici? "Epi, invol" tiene conto delle dispersioni dell' edificio ma anche degli apporti gratuiti ( interni o solari). Questo indice è un numero, ad esempio poniamo che il certificatore abbia rilevato un "Epi, invol" di "125 kWh/mq a". A questo punto, il passo successivo è la determinazione dell' Indice "Epi", definito come il rapporto tra l' energia primaria annua necessaria per il riscaldamento invernale e la superficie utile dell' appartamento o edificio. Più l' impianto è efficiente, più tale indice si avvicinerà all' indice "Epi, invol" In taluni casi, questo indice sarà anche più basso, ma non complichiamo troppo le cose. L' energia primaria annua per riscaldamento è l' energia necessaria per riscaldare l' appartamento in un anno, Se aggiungiamo anche la quantità di energia primaria necessaria per raffrescare e produrre acqua calda ad uso sanitario otteniamo l' indice "Ep, glob", che non è nient' altro che la somma di Epi, Epacs ed Epe*. Ma come si riscalda un ambiente o si produce acqua calda? Normalmente, ciò lo si ottiene utilizzando una caldaia a metano per entrambi gli scopi oppure un insieme di impianti dedicati, es termocamino e bollitore elettrico. Questo è un passaggio molto importante, perchè ad oggi le case sono per la maggior parte riscaldate da impianti obsoleti che hanno rendimenti bassi o mediocri, anche se negli ultimi anni, grazie all' intervento dello Stato, la situazione sta migliorando sensibilmente. Dicevamo, abbiamo ottenuto l' Indice Epi, invol che nel nostro esempio abbiamo posto essere pari a 125 kWh/mq a e poniamo che l' impianto di riscaldamento abbia un rendimento medio stagionale pari all' "80%". Ciò determina un Indice Epi pari a 156,2 kWh/mq a, Tale indice è proprio quello che ci occorre per ricavare la classe energetica del nostro edificio.
Siamo quasi alla fine per individuare la classe energetica del nostro edificio, manca però un ultimo importante passaggio. Per saperlo, bisogna chiamare in causa i già enunciati a) rapporto S/V dell' edificio e b) numero di gradi-giorno della località in cui si trova l' edificio. L' indice "Epi, lim" con cui confrontare l' indice Epi dell' edificio si ottiene da un calcolo di interpolazione che chiama direttamente in causa questi valori. Ad esempio, per il nostro edificio, a titolo di esempio il limite potrebbe essere posto pari a 69 kWh/mq a. Ciò significa due cose, la prima è che la prestazione dell' edificio per il riscaldamento è superiore al livello minimo previsto dal legislatore (156,2>69) e ciò accade di frequente per un edificio esistente che non sia adeguatamente coibentato o che sia mal dotato da un punto di vista impiantistico, la seconda è che l' edificio, ad esempio ricadente in classe F, si collocherà in una fascia di mercato negativa o se vogliamo più onerosa da un punto di vista dei costi di gestione per riscaldamento ed avrà in corrispondenza un valore di mercato più basso di un altro di egual metratura e caratteristiche ma più efficiente. Ovviamente, faremo lo stesso ragionamento con l' indice Epacs ed otterremo in definitiva il valore finale, vale a dire l' "Ep" del nosto edificio.
Come si può ovviare? Si possono prevedere interventi di varia natura per cercare di ridurre i costi di gestione per riscaldamento, e questo è compito di un progettista preparato che sappia effettuare un' attenta analisi costi-benefici degli interventi al fine di rientrare il più rapidamente possibile dall' investimento.
* l' indice Epe per la prestazione energetica in raffrescamento non viene ancora considerato nei calcoli, ma lo sarà presto.














Commenti